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Caffè lungo

Guardo la mia bella amica che mi dice: “Cos’è cambiato, da ieri a oggi?”
E’ la mattina di Bruxelles, l’ennesima giornata di morte in Europa (ma nel Medio Oriente è la “normalità”). Io, come accade spesso, mi preoccupo un po’ troppo: domani parte mia figlia per una breve vacanza a Barcellona. La frase mi fa capire quanto sia giusto che tutta la nostra vita non cambi. Mi sento un po’ sciocco, con lei mi accade.

Darle ragione è facile, combattere con una dovuta preoccupazione meno. Però le cose stanno davvero così. Qui non faccio considerazioni politiche o religiose, discorsi sull’integrazione o sul respingere le persone. Leggete, ne troverete ovunque. Qui affermo che la paura è una cosa che non dovrebbe mai appartenere a nessuno; non è una cosa giusta, non è una vita, quella che soggiace al terrore.

E l’esistenza di mia figlia dovrebbe essere libera e serena. Non dipende tutto da Lei, questo è lampante, ma insegnarle che tutto il Mondo è bellissimo, che le persone vanno conosciute e rispettate si può e si deve fare. Spronarla alla consapevolezza e nel contempo cercare la gioia in ogni momento.
Perseguire tutto questo è un dovere.
Dovrebbe esserlo per tutti.

 

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