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Caffè lungo

Domenica scorsa ho partecipato per la prima volta all’annuale “Marcia della Pace” che si svolge partendo da Pordenone e per arrivare alle porte della base USAF di Aviano. Organizzata dalla Diocesi e con il contributo di varie associazioni di volontariato ed umanitarie, è un momento di condivisione di ideali. Io l’ho vista così, al di là della parte religiosa. Ci sono cose, come la giustizia (erano presenti anche alcuni compaesani di Giulio Regeni), il desiderio della pace, la fratellanza e l’accoglienza, l’umanità da condividere che vanno ben oltre un messaggio legato alla fede, alle fedi.

Non mi è mai piaciuto particolarmente lo slogan “Restiamo umani”, perchè siamo umani, anche quando perpetriamo il male. Anzi, probabilmente in quel momento la nostra umanità, esprimendosi al suo peggio, è proprio all’apice. Tutto ciò che coinvolge noi in quanto persone è imprescindibile da ciò che ci circonda: è impensabile che ancora oggi non si capisca che le cose che accadono al di là del nostro schermo, di un confine tracciato sulla terra e su dei libri non ci riguardi.

La consapevolezza è un’arma di umanità: la nostra pietà, l’interesse verso quello che accade i proiettili di cui rifornirsi per le battaglie quotidiane. Sappiamo che questa guerra di sentimenti si combatte ovunque, anche nel nostro quotidiano, quello sì più vicino e concreto. Camminare con questi pensieri, sferzato da un vento gelido, lo ammetto, mi ha fatto bene.

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