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Acqua pubblica: a Roma il 3% della popolazione non l’ha

Acqua pubblica a Roma

Acqua pubblica a Roma
L’acqua pubblica a Roma è per molti, ma non per tutti. A tre romani su cento è preclusa per logiche che nulla hanno a che fare con gli scopi per cui esistono le società pubbliche: erogare servizi ai cittadini. Tutti, i cittadini.

Si scopre invece che nell’area della città all’interno del raccordo anulare una fetta di popolazione vive come fossimo nel 1800: pozzi artesiani, pompe e filtri per cucinare e lavarsi. E sperare che l’acqua sia di buona qualità perché i controlli non li raggiungono.

Acqua pubblica a Roma: società pubblica per interessi privati?

ACEA è tra i primi operatori italiani in quanto a distribuzione d’acqua e trattamenti acque reflue. Si occupa inoltre di fornitura di energia con importanti risultati. Ma ACEA è (dovrebbe essere?) società pubblica essendo il 51% detenuto da Roma Capitale, il comune di Roma. E allora, come è possibile che lasci una fetta importante di cittadini senza servizi?

Il caso più eclatante ha a che fare col comprensorio Tor Pagnotta, un’area semiurbana. Il progetto per portare l’acqua pubblica in quella zona esiste, ma rimane nei cassetti. Ma quando, guarda caso, un socio di ACEA (Caltagirone, vi dice niente questo nome?) abbia avuto miracoli e tappeti rossi da ACEA in un’area limitrofa dove ha potuto edificare. Ma prolungare la rete dell’acquedotto di qualche centinaio di metri sarebbe costato ad ACEA e infatti Tor Pagnotta l’acqua non l’ha.

L’acqua pubblica a Roma pare un altro dei problemi che dovrà affrontare la nuova amministrazione capitolina per rendere la Capitale italiana città europea e non da terzo mondo.

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